Federica, presidentessa di Io Vivo La Sclerosi Multipla

“Adesso comunico con persone che provano le stesse cose e non mi sento più sola” Federica usa queste parole per sottolineare l’importanza di un supporto psicologico esterno, che si può e si deve cercare sì nelle persone che già ci stanno accanto da sempre, ma soprattutto in persone che condividono lo stesso percorso che, anche se individuale e diverso per ognuno, ha dei tratti in comune che uniscono e facilitano quel processo espressione delle proprie paure e dei propri sentimenti, processo che spesso ci appare più complicato di com’è realmente perché, anche inconsciamente, creiamo delle barriere. Queste barriere diventano più sottili quando abbiamo al nostro fianco qualcuno che vive una certa situazione in maniera simile a come la percepiamo noi. In quest’ottica dice Federica, affrontare una malattia come la Sclerosi Multipla, diventa un compito più leggero, perché il peso da portare non grava su un solo paio di spalle, ma è sostenuto da tanti che si danno manforte vicendevolmente.

Federica è la presidentessa di un’associazione di pazienti di Sclerosi Multipla con cui collaboriamo, durante la sua intervista ci ha raccontato la sua storia e il suo percorso con la SM, contraddistinto da un atteggiamento positivo che l’ha accompagnata fin da quando ha capito che quella con la malattia è una convivenza obbligata, quindi il meglio che si può fare è costruirci una relazione che possa essere favorevole al raggiungimento della serenità nella vita quotidiana, senza dover rinunciare a godersela. In questa maniera le paure che inevitabilmente sorgono di fronte al nemico “invisibile” vengono ridimensionate. L’associazione si chiama Io Vivo La Sclerosi Multipla e nasce anche per sensibilizzare riguardo la SM e per sfatare tutti quei miti dovuti alla diffusione di informazioni incomplete, quest’anno si stanno occupando del rapporto tra SM e sport. Persone come Federica sono di grande ispirazione per chi svolge un ruolo come il nostro (https://estepshealth.com/), proiettato al proprio allo sviluppo dell’autonomia e di una relazione tra la malattia e l’individuo, aiutandolo a
monitorare i cambiamenti suo corpo e a conoscerlo meglio.
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